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| 10/03/2011 |
Il candidato alla presidenza nazionale dei Giovani Imprenditori di Confindustria Jacopo Morelli: l'Italia sta rottamando i suoi giovani |
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Modernizzare l'Italia, darle fiducia, liberare le sue energie più giovani e favorire un nuovo sviluppo imprenditoriale: queste sono oggi le battaglie di una classe dirigente responsabile. "Per questo occorrono leadership all'altezza di questi tempi, libere da rendite di posizione; credibili nel prendere impegni perché capaci di portarli avanti. Nel 150° anniversario dell'Unità d'Italia questo è il nuovo patriottismo da sostenere; ed è questo l'impegno che deve assumersi un Movimento dei Giovani Imprenditori che voglia essere il “cuore pensante” di Confindustria" - parola di Jacopo Morelli, 35 anni, industriale fiorentino, Vicepresidente nazionale dei Giovani Imprenditori, con delega all'economia e candidato alla presidenza nazionale del Movimento.
Simone Mariani, attuale presidente dei giovani imprenditori delle Marche, è parte della squadra di presidenza in qualità di Vicepresidente nazionali. A lui è stata attribuita una delega molto importante per la crescita dei giovani imprenditori di Confindustria: organizzazione e sviluppo del movimento e relazioni interne. " Dopo una lunga esperienza a livello provinciale e regionale - afferma Mariani - è un onore avere l'opportunità , di contribuire alla crescita del nostro movimento in ambito nazionale. Senza il supporto dei giovani nella nostra regione, tale risultato non sarebbe stato neanche pensabile".
"Chi, come noi, ha forti aspettative di futuro è preoccupato per un’Italia incapace di riagganciare la crescita mondiale. Nel resto del mondo una crescita inferiore al 2% è potenzialmente recessiva; da noi, il consolidamento dell'1% è un obiettivo a cui tendere. Il ritorno alla stagnazione ante 2008 significa aver pagato il prezzo della crisi senza avere colto l’opportunità di ridisegnare il nostro modello di sviluppo. E il nostro paese continua a procedere a doppia velocità: quella di chi, affrontando il mercato, corre e compete; e quella di chi - al riparo dalla concorrenza e dal merito - zavorra tutto il resto" osserva Morelli.
"Il costo sociale di questa situazione è insostenibile e si scarica sui più giovani – continua Morelli. Chi ha scelto di giocare qui il proprio talento deve fare i conti con un paese demograficamente declinante, socialmente bloccato, dove una pervasiva gerontocrazia stoppa l'innovazione e rappresenta l'antitesi della meritocrazia. Non possiamo rassegnarci alla prospettiva che le giovani generazioni stiano peggio di chi le ha precedute: pur avendo livelli medi di istruzione superiori a quelli dei nostri genitori, i nostri redditi, le prestazioni pensionistiche, gli standard sociali saranno inferiori. L'Italia sta rottamando tutta la generazione più giovane e, con essa, il proprio futuro".
"La nostra mobilità sociale deve allarmarci. Luogo di nascita e caratteristiche dei genitori pesano nel successo professionale di un giovane più delle caratteristiche personali; e il legame tra risultati economici di genitori e figli è fra i più stretti nel confronto internazionale.
Chi ha talento deve poter contare su un contesto sociale e normativo che lo
valorizzi: è una pre-condizione necessaria ad ogni democrazia. A chi vuole avviare una propria impresa vanno garantite regole chiare e un Paese
competitivo: oggi un giovane che voglia intraprendere ed investire si trova di fronte ad un contesto che non premia né talento, né idee, né volontà di rischiare. Così l'Italia non è un Paese per giovani".
Cinque le parole d'ordine del programma di Morelli e dei suoi vicepresidenti: giovani, imprenditorialità, leadership, merito e futuro.
"Siamo una squadra consapevole di dover lavorare sodo, perché oggi un Movimento di imprenditori giovani ha il dovere di accompagnare i propri soci in un mondo che non fa sconti e fornire loro un’adeguata cassetta degli attrezzi. Servono aziende competitive, patrimonializzate, con strutture piatte e dirette. Dobbiamo lavorare sulle innovazioni tecnologiche, sul consolidamento dei marchi. E ci serve più capacità di attrarre talenti, dai contesti più diversi, perché multiculturalità e diversity sono fattori di competitività. Non abbiamo scelto di fare impresa per una prospettiva di vita facile; e siamo convinti che le nostre attuali difficoltà possano forgiare quella leadership dirigente necessaria a questo tempo in cui si deve “osare'' e “resistere”".
"Ma fuori dalle nostre aziende, abbiamo bisogno di un Paese che faccia il tifo, con noi, per la crescita e per i giovani; che abbandoni l’irresponsabile egoismo generazionale che ha fatto lievitare la spesa previdenziale, passata dal 2% del PIL degli anni '50, al 9% di fine anni '70, fino al 15% attuale (spendiamo, in proporzione, più del resto del mondo). Un Paese che smetta di chiudere gli occhi di fronte ad un mercato del lavoro dualistico, in cui gran parte dei giovani sono condannati a forme contrattuali ibride. Un Paese – ricorda Morelli - che sconta deficit infrastrutturali per colpa di intollerabili ipoteche ideologiche, a partire dall’energia nucleare".
"Insomma – ha concluso Morelli - c’è bisogno di un vero tsunami che ridia tutte le carte del gioco competitivo e faccia ripartire l’Italia, perché c'è un generale difetto di social capability. La mancanza di un quadro certo politico e giuridico e di un sistema di valori condiviso danneggia lo sviluppo economico. Così come occorrono liberalizzazioni e più concorrenza nei servizi e negli ordini professionali, ancora legati ad arcaiche regole corporative.
Senza dimenticare che, fra i fattori di competitività, resta centrale il ruolo del capitale umano; che il futuro di una nazione inizia dai banchi di scuola; che occorrono sistemi di verifica sulla qualità dell’insegnamento universitario e l’abolizione del valore legale del titolo di studio; e che ci vuole un ruolo più stretto fra imprese e atenei, capaci di aprire le torri d'avorio alla ricerca trasferibile e alla brevettazione utile alle imprese. I giovani devono cessare di essere la priorità del Paese solo a parole". |
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